• Gio. Mag 23rd, 2024

Le foto, del 2021, sono degli arredi originali, disegnati dall’arch. Giancarlo Leoncilli Massi, per la sede della Biblioteca di P.zza Mazini, dal 1980 sistemati nell’attuale sede di v.le Umbria (foto P. A.)

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Premessa
“… che il cronista abbia potuto asseverare l’esistenza (di un fatto),
(che) abbia potuto contare sull’accettazione da parte del pubblico dell’epoca,
è non meno significativo del semplice verificarsi di un avvenimento.
La recezione degli enunciati è più rivelatrice della loro produzione”
Tzvetan Todorov.

Le parole del filosofo bulgaro mi danno l’abbrivio giusto per restituire la memoria di un periodo durante il quale la nostra città conobbe un importante e significativo progresso culturale e sociale indubbiamente legato anche ad un’azione politica che seppe coniugare le potenzialità e le istanze di un piccolo quanto vivace centro urbano con i cambiamenti epocali che caratterizzarono e modificarono radicalmente la società di allora.
E se, nel ricostruire la storia, la realtà fattuale si presta a diverse interpretazioni, nel contesto che narro i fatti accaduti sono verificati da me sia come cronista che come protagonista degli stessi per cui questi ultimi, oltre che veritiere testimonianze di vita, sono anche documentabili sulla scorta delle azioni e delle attività svolte.

Tale premessa teorica mi consente, inoltre, di puntualizzare alcune cose:

  • Che è importante recuperare la memoria di fatti che allora produssero significativi effetti e che oggi consentono una comparazione con la realtà del presente anche come chiave interpretativa della stessa.
  • Che su questo periodo storico e sui fatti che vi si svolsero è sceso, da oltre un decennio, un incomprensibile velo di silenzio che ha determinato una formidabile quanto irresponsabile azione di rimozione della memoria storica cittadina. Di questo silenzio credo che pochi abbiano consapevolezza ma esso ha, nei fatti, determinato l’instaurarsi di azioni che hanno rallentato e, in alcuni casi, bloccato un processo culturale e democratico che, altrimenti rinvigorito dall’apporto di nuove risorse, avrebbe potuto condurre la città al raggiungimento di obiettivi e di traguardi che, in virtù dell’azione sinergica del passato e di quanto esso porta in eredità, sarebbero stati più incisivi e significativi.
  • Che è auspicabile che il suddetto comportamento venga modificato mediante l’assunzione di un nuovo metodo di azione e soprattutto di un nuovo modello di relazioni sociali fondate su maggiore libertà, confronto dialettico, pluralismo di idee, circolazione del pensiero e partecipazione alla vita sociale e collettiva; il tutto corroborato da un’attività culturale meno condizionata dal controllo che un ristretto numero di persone esercita sulla stessa e che ha impedito e impedisce di fatto un ricambio generazionale che sarebbe necessario per un rinnovamento di idee e di competenze .

I fatti

Il contesto cittadino e la nascita di un’idea
“Lo spazio si pensa, i luoghi si abitano.
Lo spazio si attraversa, nei luoghi si sosta.
Lo spazio è l’astratto, il luogo è il concreto“
Andrea Tagliapietra

Negli anni ’70 e seguenti del Novecento piazza Mazzini divenne il fulcro attorno al quale ruotarono le attività e gli eventi più significativi della vita cittadina grazie alla creazione di luoghi che la resero attrattiva per l’intera comunità determinandone un significativo sviluppo sotto ogni punto di vista: sociale, economico, culturale e politico.

E se oggi, in occasione del dibattito sulla rigenerazione di piazza Mazzini e del centro storico, torna d’attualità una riflessione sulla funzione che i luoghi hanno e debbono avere rispetto al contesto generale urbano, parlare delle attività che in quegli anni vi si svolsero può essere illuminante per capire alcuni importanti aspetti della vita di una comunità nello spazio che è il luogo della sua anima e della sua storia. Ed è dunque sulla scorta dei fatti che si può affermare che il nuovo progetto della Piazza avrà una capacità rigenerativa nella misura in cui riuscirà ad interpretare e a dare continuità, ancorché aggiornata alle esigenze del nostro tempo, al percorso evolutivo che la città compie nel suo divenire comunità quando dispone di spazi e di luoghi belli, funzionali e predisposti allo scambio di significative relazioni sociali e culturali qual è, per l’appunto, una Piazza.

La Biblioteca in Piazza
E nel periodo storico che narro e nel quale il luogo simbolo per l’incontro, lo scambio o semplicemente per discutere di questioni cittadine e non solo era la Piazza, quale migliore idea che aprirvi una Biblioteca Pubblica che aggiungesse a quanto suddetto anche la lettura di un libro o di un giornale?

Ma questo Progetto avrebbe assolto anche ad un altro importante compito: quello di supportare lo studio e la ricerca scolastica di bambini e giovani studenti in un periodo in cui le biblioteche scolastiche non c’erano e quelle private erano rare. Avere a disposizione una Biblioteca pubblica con un patrimonio librario diversificato e aggiornato, con un prestito gratuito e a domicilio di libri e con uno spazio per la consultazione in sede di enciclopedie, di opere generali e di fonti bibliografiche avrebbe significato avere anche la possibilità di leggere, di migliorare e di potenziare la propria istruzione.

E la Biblioteca Comunale, luogo culturale per eccellenza, sarebbe diventata, in tal modo, anche un importante servizio pubblico.

Dall’idea al progetto
La Biblioteca Comunale nacque anche in un momento storico di grandi cambiamenti politici e sociali dai quali la stessa fu segnata diventandone al tempo stesso interprete e protagonista attenta, critica e consapevole.

Rilevante fu la capacità di questa Istituzione di armonizzare una visione localistica e provinciale con una di ampio respiro culturale che, attraverso la conoscenza mediata dalla lettura, dall’informazione e dall’incontro con il pensiero e la parola di valenti interpreti della cultura del tempo, riuscì ad inserire la nostra città nel più ampio circuito culturale regionale, nazionale e perfino internazionale.

E, in un contesto così importante, Alberto La Volpe, Sindaco di Bastia Umbra dal 1972 al 1980, volle che la Biblioteca Comunale venisse ubicata in piazza Mazzini in uno spazio agevole come accesso e curato nei minimi particolari. A tale scopo affidò la realizzazione del progetto all’architetto Giancarlo Leoncilli Massi che trasformò due anonimi locali in uno spazio, esteticamente attraente con arredi moderni, colorati e dal design funzionale.

(Vedi l’articolo “La Sala del Consiglio di G. Leoncilli Massi a Bastia Umbra. Una lettura critica dopo la demolizione“, di B. M. Broccolo con note e foto sulla biblioteca)

(nella foto: articolo di stampa su imaugurazione Biblioteca, 25 aprile 1972).

La volle, inoltre, con un orario di apertura e di servizio adeguato anche alle esigenze dei lavoratori e quindi aperta nel pomeriggio, fino a tarda sera dal lunedì al sabato e nella mattina di domenica al fine di consentire, oltre al prestito librario, anche la lettura dei quotidiani e delle riviste periodiche specializzate al fine di conservare la tradizionale abitudine del ritrovarsi in piazza per l’incontro, la discussione e lo scambio di opinioni su questioni di interesse locale e non solo.

La volle, per intenderci, luogo aperto e libero capace di intercettare istanze e interessi frutto dei cambiamenti dell’epoca ma, allo stesso tempo, attenta e rispettosa della memoria storica della città e, a tal fine, il patrimonio della Biblioteca venne dotato anche di una sezione locale per raccogliere gli scritti di autori umbri e di quelli concernenti la storia dell’Umbria.

La volle aperta alle esigenze e ai bisogni delle persone più fragili e svantaggiate anche sul piano economico e segnatamente dei bambini e degli studenti in condizioni di scarsità di mezzi e di opportunità educative affinché la Biblioteca fosse per loro luogo di accoglienza, di sostegno pomeridiano allo studio e all’espletamento dei compiti, ma fosse anche occasione di ricreazione e di conoscenza del territorio da realizzarsi con l’organizzazione di gite didattiche nei luoghi più significativi, sotto l’aspetto culturale, della nostra Regione.

Dal progetto alle attività
“Se i cittadini non sono consapevoli delle opportunità
non sono coinvolti
non sono partecipi,
la trasformazione non si può innescare o comunque non ha valore”
Paolo Verri – Urban designer

In sintonia con il suddetto progetto, innumerevoli e varie furono le iniziative, i servizi, gli eventi e le attività realizzate dalla Biblioteca Comunale in linea con la volontà e le finalità indicate dal Sindaco Alberto La Volpe. Ma il successo che si riscontrò fu dovuto anche al metodo democratico con il quale tutte le attività vennero realizzate e che consisteva nel confrontarsi con la città e con l’utenza e dunque con la partecipazione e la condivisione dei cittadini rese possibili con la costituzione di un Comitato di gestione formato da decine di persone elette democraticamente tra le varie categorie sociali, professionali, economiche e politiche presenti ed attive in città. Il Comitato che si riuniva periodicamente e la cui organizzazione era stabilita dal Regolamento del Servizio Biblioteca era preposto all’individuazione delle attività di promozione culturale e alla scelta degli acquisti da fare per l’arricchimento del patrimonio librario della Biblioteca.

Ed è proprio a questo metodo di gestione democratica che deve anche ascriversi il successo di questa Istituzione che ancora oggi continua, a 50 anni dalla sua fondazione, a svolgere efficacemente la propria attività di servizio culturale pubblico e gratuito.

Nel 1980 la Biblioteca Comunale venne trasferita nei locali di viale Umbria, 5, dove tuttora si trova. Tale decisione fu determinata dalle nuove ed emergenti esigenze di creare nuovi spazi per la lettura in sede, per lo studio, per le riunioni degli utenti e dei cittadini e per la conservazione del patrimonio librario ed audiovisivo in comprensibile aumento.

Il trasferimento determinò la perdita del carattere originario della Biblioteca che perse la sua caratteristica di animato e diversificato luogo d’incontro oltre a quello di essere punto di informazione e di lettura della stampa quotidiana e periodica per assumere prevalentemente quello di Istituzione culturale organizzata e finalizzata all’acquisto, alla conservazione e al prestito e dunque all’arricchimento del patrimonio librario. Ciò non impedì alla Biblioteca di divenire, nel tempo, imprescindibile supporto nell’organizzazione e nella gestione di tutte le attività culturali e soprattutto degli eventi di elevato livello scientifico organizzati dall’Amministrazione Comunale.

Dalle attività all’ ”impronta” culturale
“La trasformazione non può essere fatta dai tecnocrati che la disegnano.
È fatta dai cittadini stessi, dal loro impegno affinché la città si sviluppi in una certa direzione”
Paolo Verri – Urban Designer

La costanza, la ricerca accurata e l’organizzazione condivisa con cui le attività si susseguirono negli anni secondo le idee e i metodi che ho sopra esposto, fecero sì che la Biblioteca Comunale divenisse, secondo la rappresentazione simbolica fatta da un noto esponente della cultura perugina, un “faro di cultura” per il territorio comunale e regionale. Questo ci dà anche la misura di come un “luogo” riesca a trasformare anche l’ambiente nel quale è inserito operando uno scambio sinergico capace di moltiplicare idee ed iniziative che, relazionandosi dialetticamente, danno slancio propulsivo a tutta la comunità che ne beneficia e in tal modo progredisce.

Ed infatti in Piazza e in Biblioteca nacquero e stabilirono la propria sede e le proprie attività istituzioni culturali e sociali importanti come l’Informagiovani, la Ludoteca Comunale, l’Università Libera, il primo nucleo organizzativo per il progetto di una Piscina Comunale, il primo nucleo organizzativo e operativo dell’Invernalissima, i primi Corsi di aggiornamento e di formazione per docenti della Scuola Media, il Centro Comunale per le Attività Linguistiche, un Gruppo di studio e di lavoro a supporto della ricerca scientifica legata ad un Progetto del Circolo Amerindiano di Perugia e un numero imprecisato di eventi di elevato livello culturale con conferenzieri di chiara fama nazionale e internazionale oltre a tante altre attività di formazione per studenti e docenti delle Scuole Primarie e Secondarie.
In sintesi un “luogo” che divenne un “mondo”.

La situazione oggi
Parlare di Piazza e Cultura nell’ambito di “Progetto Bastia” pensato da un Comitato di cittadini che, ancorché trasformatosi in Associazione mantiene orgogliosamente la connotazione sostanziale di “nascente”, in quanto resistente ad una rigida impostazione burocratica, vuol dire esplorare tutte le potenzialità e le possibilità che questo spazio urbano può dare alla comunità cittadina e aiutarne la rinascita.

Piazza Mazzini oggi ha perduto quella centralità che aveva un tempo anche a causa della delocalizzazione delle istituzioni culturali e sociali di cui ho parlato e che, relegate in spazi anonimi o lontani dal centro storico e accentuando il loro carattere esclusivo di servizi per determinate fasce d’età, rischiano di aumentare l’isolamento dell’utenza e di esaurire la propria funzione creativa.

La Piazza dovrebbe, infatti, tornare ad essere il “luogo” in cui l’abitare possa anche creare opportunità per le necessità e gli interessi di una comunità profondamente modificata sia per la composizione sociale dei cittadini che delle loro attività. Ciò potrebbe essere realizzato con l’apertura di spazi liberi e autogestiti e di servizi che favoriscano la loro partecipazione attiva in un’ottica di superamento delle separazioni generazionali e delle differenze di cui siamo tutti portatori.

Tutelare l’identità individuale e sociale vuol dire liberare la città e la comunità dall’appiattimento, dal condizionamento di una tradizione rigida e datata e dall’omologazione del pensiero che è la cifra del provincialismo e che, nei fatti, non crea opportunità per una società come la nostra vivace e cosmopolita, mobile e curiosa, ma che rischia di non poter esprimere le proprie potenzialità per mancanza di spazi, di occasioni, di situazioni favorevoli a tali espressioni creative.

L’attuale Progetto di rigenerazione di Piazza Mazzini, presentato alla città nel mese di settembre 2022 ci ripropone dopo 50 anni, la necessità di ridisegnare nuove funzioni per l’espletamento della sua “mission” culturale di luogo identitario, di aggregazione e di inclusione, oggi più che mai necessario per ricostruire un tessuto sociale attento ai valori fondanti di una comunità e rispettoso dei diritti fondamentali delle persone.

Che l’esigenza di provvedere al rifacimento dello spazio fisico della Piazza sia impellente non deve e non può trascurare quella della sua rivitalizzazione che passa, oltre agli interventi suddetti, anche attraverso un’estetica che la renda gradevole e attrattiva con innesti di elementi architettonici che diminuiscano l’impatto di alcuni manufatti esteticamente discutibili e la disarmonia che gli stessi comportano.

Elementi, quest’ultimi, che considerati complessivamente ci restituiscono, ad oggi, una Piazza esteticamente non attrattiva per chiunque voglia sostarvi per una visita o per un momento di convivialità e di relax.

“Progetto Bastia”, ha ritenuto opportuno e necessario inserirsi nel discorso della rigenerazione di Piazza Mazzini quale argomento di strategica importanza per la città e per il suo futuro mettendosi in ascolto dei cittadini, studiando il problema e avanzando proposte così come è giusto e doveroso perché……

“se la collettività è capace di individuare i punti di forza e di debolezza può risorgere …”
Paolo Verri – Urban Designer